giovedì 26 luglio 2012

I PROBLEMI DELL' IMPRENDITORIA GIOVANILE





Il problema della NUOVA IMPRENDITORIA non è la ricerca dei finanziamenti statali che non ci sono o sono pochi ,il problema è la catena distributiva dei prodotti che è  inadeguata e legata a sistemi arcaici e padronali  con strutture  inefficienti  che sfiorano la mentalità mafiosa . La politica si occupa solo dei finanziamenti e non conosce questi problemi che sono interni al commercio.
 Il nuovo imprenditore non trova disponibili catene dove inserire i suoi nuovi prodotti se non a condizioni di totale svantaggio verso le multinazionali o chi  detiene    posizioni dominanti . Deve lavorare  e regalare i suoi prodotti  se vuole sopravvivere per  inserirsi in queste catene ,spesso accettando condizioni umilianti. SCUOLA E IMPRESA si è fatta portavoce di questi problemi presso Le UNION CAMERE di Puglia ,Molise e Basilicata e Abruzzo con una lettera ai rispettivi direttori per manifestare il problema .


mercoledì 25 luglio 2012

PROGETTO POLO ALIMENTARE SUD


PROGETTO POLO ALIMENTARE SUD
Esimio  Presidente C.C.A.A  ,
a nome del popolo delle partite  IVA  di Puglia e Molise vorremmo spiegarle le nostre ragioni e ci rivolgiamo a lei e non ai sindacati che sono roba politica e dispersiva .  Ci lasci esprimere  un rimprovero alle Camere di Commercio Provinciali  e a chi le rappresenta  come inizio del discorso .
Purtroppo non ci sentiamo rappresentati da voi che dovreste difendere i nostri interessi e fare da arbitri nel settore del commercio favorendolo ,invece vi vediamo come perfetti esecutori del sistema politico che non ha altro interesse se non le imposizioni , il controllo  e le tasse . A braccetto piuttosto con il grosso business industriale che non con il piccolo popolo dell’ IVA.  Per questo vorremmo che i futuri presidenti delle Camere  di Commercio , delle UNION CAMERE  ,fossero  eletti dal popolo delle partite IVA e non dai politici.
Molti negozi e attività commerciali hanno chiuso negli anni passati  col sopravvento dei supermercati   oppure le coop,   ma non c’è stata nessuna normativa e nessuna regola che bilanciasse il settore ma tutto è avvenuto attuando la legge del più forte  e voi avete solo registrato il fenomeno . Da parte vostra nemmeno un belato abbiamo sentito anche se diminuivano i numeri dei vostri iscritti perché chiudevano l’ attività , ma si vede che  sono cose che a voi non vi taggono più  di tanto .     Avete sempre l’appoggio dei  vostri politici che è quello che conta .  …..
Quando questi Supermercati arrivavano sembrava che facessero lavorare un pò di gente e muovessero la produzione , in realtà a parte le novità e il dispiegamento di aree e di mezzi, il commercio e le attività produttive sono state rovinate . Questi oltre ai Supermercati coi loro prodotti e marchi italiani ed esteri  ,nelle loro reti distributive inserivano marchi  di merce  fatta produrre lontano , però spesso  in loco    per quattro luride  lire . Prodotti  che poi potevano  rivendere a prezzi scontati nella loro rete guadagnando due volte o tre volte ,ma accontentando con un elemosina le imprese  locali .  Infatti nelle loro reti distributive , approfittando della loro posizione dominante ,  inseriscono solo i loro marchi  fatti produrre magari a nord, quindi se  sei un pesce piccolo e non paghi le dovute prebende , nella loro rete distributiva non ti fanno entrare . Per farvi un esempio, cosi abbiamo visto negli anni passati che nei supermercati si  vendevano orecchiette prodotte a Milano o nei pressi. Assurdo !
Questa è un ingiustizia che potreste eliminare subito imponendo il divieto di poter produrre col loro marchio a supermercati e discount .etc.
Chi ha una rete di distribuzione e  distribuisce tutti i prodotti, chi deve vendere, non  può avere dei marchi da lui  fatti fabricare da  privilegiare  taglieggiando il piccolo produttore e mettendo il suo nome . Non c è nulla di male che una ditta abbia la sua rete distributiva e i suoi mezzi, ma questo non deve essere  per i supermercati . Li conoscete questi problemi  dall' alto del vostro seggio amministrativo e burocratico ?
Ecco, d’ora in poi ,vorremmo che ascoltaste le nostre richieste, se volete la nostra fiducia ,altrimenti saremo costretti ad associarci fuori dalle Camere e di  Commercio ,trovare al tre vie e , anzi,  contrapporci guradandovi  piu come  i nostri aguzzini e non come i difensori della nostra categoria . Un caro saluto a nome della categoria e del popolo delle partite IVA
Carlo Eugenio   , Presidente Scuola & Impresa       email : poloalimentaresud@gmail.com  http://poloalimentare.org/


Gomma arabica in crisi: a rischio la Coca Cola?

Gomma arabica in crisi: a rischio la Coca Cola?


Le bibite gassose (Coca e Pepsi comprese) legano la loro produzione a una sostanza esportata dal Sudan la cui economia sta crollando


Ci è voluta una sciagura analoga a quella raccontata nell'Antico Testamento per mettere seriamente in crisi due marchi che sembrano esistere da sempre e per sempre: due invasioni di cavallette che colpirono il Sudan negli anni duemila, causarono la perdita di molti esemplari di Acacia senegal, l'albero da cui si ricava la gomma arabica (e di cui il paese è esportatore di metà della produzione mondiale e di migliore qualità). La gomma arabica è fondamentale nella produzione della Coca e della Pepsi: senza, i dolcificanti si depositano sul fondo (e quindi, prima di essere bevute, le bevande andrebbero mescolate) e il liquido diventa trasparente.

Tornando agli alberi, il numero è stato ridotto anche dai riscaldamento globale mentre la domanda di gomma è rimasta costante nel tempo. A ciò si aggiunga che il Sudan non ha esattamente un governo affindabile: il presidente Omar al Bashir è ricercato da Tribunale penale internazionale per genocidio per crimini commessi in Darfur. Tutto questo ha causato il crollo delle esportazioni della gomma arabica e messo in ginocchio l'economia locale. Non solo, questa situazione ha fatto riemergere una questione politica - il rapporto tra Usa e Sudan - mai del tutto definita. Le sanzioni e l'embargo commerciale che ha colpito la nazione araba non sono mai stati esemplari e risolutivi fino in fondo. Perché?

Ovviamente per via della gomma arabica. Bloccarne il commercio equivarrebbe a chiudere il rubinetto della cola, sia essa Pepsi o Coca. E per gli americani si sa quanto siano fondamentali le due bevande. La cola-dipendenza degli Usa è ben nota ai giornali che hanno definito - nello specifico il Washington post - l'ambigua politica estera nei confronti del Sudan "soda pop diplomacy" (l'embargo è esteso a tutti i prodotti provenienti dal paese tranne, guarda caso, la gomma arabica). Ed è nota anche ai sudanesi dato che, nel 2007,il loro ambasciatore, John Ukec Lueth, minacciò di bloccare le esportazioni di gomma arabica, agitando davanti ai giornalisti una bottiglia di Coca-Cola. Ma l'uso di questa sostanza, classificata con la sigla E414, è impiegato anche in altri settori: vino, caranelle, confetti, marshmallows, yogurt, e poi colori, vernici, prodotti estetici.

Difficile pensare un'America senza gomma arabica. Difficile pensare senza il mondo intero. Ricordiamo che la cola-dipendenza degli americani resistette anche alla tragedia dell'11 settembre: il commercio della gomma arabica non fu frenato nemmeno dalle voci secondo cui Bin Laden si era accreditato buona parte del monopolio delle esportazioni. " È possibile che ogni volta che compriamo una bibita gassata di marca americana, contribuiamo ad arricchire le casse di Bin Laden", aveva tuonato a suo tempo il senatore repubblicano Frank Wolf. Ma le bibite gassate americane avevano continuato ad essere stappate (e bevute) dai cittadini americani.

No, nemmeno una sciagura biblica come un'invasione di cavallette è sufficiente. Il business della gomma arabica, in un modo o nell'altro, sopravviverà, c'è da scommetterci.

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